Mobili Stile Impero.

Mobili Stile Impero.
Vota questo post.

Nel primo quarto del secolo XIX, protagonista assoluto della scena politica Europea fu il generale Napoleone Bonaparte (1769 – 1821), il quale molto fece per incrementare le attività artistiche riconoscendo in esse la possibilità di veicolare la propria fortuna politica.

Un imponente programma di commissioni pubbliche, che tra l’altro favorì la ripresa delle attività artigianali, vide i più grandi artisti dell’epoca lavorarono al servizio di Napoleone. Tra questi i due architetti, Charles Percier (1764 – 1838) e Pierre-François-Léonard Fontaine (1762 – 1853), i quali seppero combinare le esigenze di fasto e grandiosità con la grazia e la leggerezza. Tra i motivi simbolo inventati da questi due architetti vi furono la N incorniciata d’alloro, le api, le aquile, i cigni araldici.

Se lo Stile Luigi XVI era ispirato al repertorio formale della Grecia Classica, lo stile Impero si rifaceva direttamente alla Roma dei Cesari.

Elementi Stilistici.

Pierre-Philippe Thomire. Consolle in radice di tasso, bronzo dorato e patinato, marmo turchese blu.

Nell’impero Napoleonico lo stile di regime si affermò come massima espressione del gusto Neoclassico.

Si possono distinguere due tipologie di mobili: una dal carattere eroico e solenne destinata alla corte, provvista di grande abbondanza e varietà delle decorazioni e l’altra, più contenuta e discreta nelle decorazioni. destinata all’alta borghesia In ambedue i casi il mobile si presentava solido e maestoso, ma di proporzioni armoniose ed equilibrate provvisto di una eleganza contenuta e priva di leziosaggini. Anche se, il richiamo alla grandezza dell’antichità greco-romana, o la ricchezza della decorazione egizia, talvolta fa apparire i mobili in stile Impero di monumentalità eccessiva.

Pierre-Philippe Thomire. Grande armadio dell’imperatrice Giuseppina (1809)

Nei mobili di questo periodo si sviluppò una concezione del mobile diversa a quella dell’epoche passate: l’elemento decorativo e quello strutturale non costituiscono più un insieme armonioso ma si sovrappongono.

Molto diffuso fu l’ornamento a colonne cilindriche poste agli angoli del mobile. I basamenti di cassettoni, armadi, scrittoi e consolles, divennero pesanti con zoccoli pieni.

Caratteristici dello stile furono i piedi a plinto fasciato, detti anche “a zampa da elefante”, che insieme alle tipologie “a zampa ferina” e “a triclinium” o “a mondo lambito da artigli d’aquila”, costituirà l’intero repertorio dei sostegni dello stile.

I sedili presentavano la caratteristica unione della gamba anteriore con il supporto del bracciolo, che poteva essere intagliato a forma di cigno, leone alato, sfinge, cariatide o erma.

Tecnica costruttiva.

Il legno veniva tagliato esclusivamente per mezzo di seghe meccaniche quindi aveva spessori molto sottili. Spariti i segni delle modanature, le superfici si presentavano assolutamente lisce e rivestite con lastroni di legni esotici di appena un millimetro di spessore. Le essenze, oltre il palissandro usato per i mobili aulici, erano: il legno seta, il mogano delle Antille o Cubano.

Le chiodature erano eseguite a filo o a testa umbonata e le superfici nette del mobile erano ornate da sobrie sculture in bronzo, o in ottone dorato. Queste decorazioni erano realizzate con la tecnica della fusione a cera persa. Sempre in metallo dorato erano le serrature, le maniglie e i piedi; tali elementi venivano incassati e fissati per mezzo di piccole viti.

Tipologie di mobili.

Le consoles e le commodes, che continuavano ad essere diffuse nelle forme strette e allungate, si arricchirono di nuovi modelli a mezzaluna.

Fra i complementi d’arredo più diffusi vi furono: il guéridon, dalla tipica foggia a tripode e talvolta provvisto di piano girevole; la psiche, già diffusasi nel periodo del Direttorio, e la toilette, che conservava la foggia a console.

Le scrivanie di questo periodo erano le già conosciute a bureau plat, ma si diffuse una nuova tipologia detta bureau méchanique, provvista di un largo ripiano apribile a scatto e sostenuto da due solidi corpi laterali di cassetti.

I letti, disposti nella camera solitamente con il lato lungo appoggiato alla parete della stanza. erano del tipo “en bateau”, con doppie testiere laterali diritte o sagomate,“a tulip”, oppure del tipo denominato“lit à l’antique”, dotato di un’unica testiera.

Ai lati del letto fece la sua comparsa il somno, un tavolino realizzato nella stessa essenza lignea del letto e decorato con fregi bronzei.

Diffusione dello stile in Europa e in Italia.

Lo stile Impero si diffuse in Italia e in buona parte d’Europa, dapprima su imitazione dei mobili francesi e successivamente sviluppandosi in forme autonome, come ad esempio avvenne in Austria dove lo stile Impero alla tedesca, definito Zopfstil si trasformò in uno stile precursore del Biedermeier.

Cassettone, produzione Italia centrale.

In Inghilterra lo stile prese il nome di Regency, dove durò fino al 1825 dando luogo a produzioni eleganti di mobili semplici destinati al ceto medio e all’aristocrazia.

In Italia lo stile Impero ebbe vita lunga, anche perché la famiglia Napoleone vi governò arredando gli interni dei loro palazzi con mobilio proveniente dalle botteghe francesi, a sua volta presi a modello dagli ebanisti locali che fecero sopravvivere lo stile francese nella penisola fin oltre il 1850.

La diffusione dei mobili in stile impero fu capillare nelle abitazioni italiane di ogni strato sociale, ma la tecnica di realizzazione non aveva le stesse raffinatezze della produzione d’oltralpe.

Nei mobili italiani gli scheletri erano rivestiti con lastre di radica di noce e raramente di mogano; il taglio dei legni, ancora affidato alle seghe ad azione idraulica o manuali, aveva ancora spessori generosi e le schiene dei mobili continuano ad avere fasciame ad assicelle verticali; le serrature erano in ferro forgiato e le guarnizioni in lega di ottone stampata in calchi lignei e rifinite a mano.

Nonostante tutto la mobilia Italiana si presentava comunque di ottima fattura e le botteghe tradizionali cominciarono a farsi assistere nel loro lavoro dai disegnatori delle accademie da poco istituite.

 

In Italia il contributo più originale fu quello dell’ebanista fiorentino Giovanni Socci. autore di una serie di bureau méchanique particolarmente ingegnosi, destinati alla corte toscana. Questi mobili trasformisti avevano proporzioni impeccabili ed una esecuzione accurata.

Una tra le più belle realizzazioni aveva superfici impiallacciate in mogano a venature ornata con semplici gigli dorati.

Il piano d’appoggio è rivestito con una rara pietra dura: la nefritica d’Egitto. Il mobile chiuso come un uovo, si apriva per mezzo di curiosi congegni: il piano si sdoppia e slitta per svelare l’occorrente per scrivere e uno dei lati convessi del corpo centrale arretrando diventa sedile. Furono pochi i mobili italiani che raggiunsero tale inventiva paragonabili agli esperti maestri d’ebanisteria francese.


Altri articoli sulla storia dell’arredamento:

[pt_view id=”d72a996mh4″]

Tutte le immagini di questo articolo, se non diversamente specificato, sono tratte da Pinterest.

Usate i commenti per i vostri dubbi e le vostre domande riguardo questo articolo.

Non dimenticate di condividerlo con i vostri amici.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.