Rinascimento – l’arte mobiliera italiana.

Rinascimento – l’arte mobiliera italiana.
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La parola “ebanisteria” deriva dall’abilità dei maestri francesi del XVII secolo nel realizzare tarsie su lastre di legno di ebano. Ciononostante si può affermare che l’arte di costruire mobili, nacque molto tempo prima in Italia in pieno Rinascimento (dalla metà del XIV secolo fino al XVI secolo). Periodo in cui, le mutate condizioni socio-economiche consentirono il fiorire di una borghesia mercantile, le cui possibilità economiche permettevano di emulare i fasti dell’aristocrazia.

Palazzo Davanzati – Firenze. Nel suo complesso è un’interessante testimonianza di passaggio dalla casa-torre medievale alla dimora rinascimentale.

Fu proprio durante il Rinascimento che grandi palazzi cittadini divennero le sedi stabili della vita agiata della ricca classe borghese e grazie a questi nuovi committenti e alle nuove esigenze abitative nacquero i mobili d’arredamento così come oggi sono concepiti.

Nei loro palazzi i nuovi borghesi fecero realizzare ambienti di rappresentanza: ingressi, sale, biblioteche e studioli. Ambienti che richiedevano arredi adatti a contenere la crescente quantità di oggetti posseduti da una società sempre più amante del lusso.

Nuove tipologie di mobili.

Il cassone medievale, mobile adatto a tutte le stanze ed a tutte le situazioni, diviene un arredo simbolo. Ricco di decorazioni di lusso era perfetto per celebrare la ricchezza della classe borghese. Nelle funzioni, il cassone, venne sostituito da diverse tipologie di mobili aventi caratteristiche e forme specifiche, a seconda della loro destinazione d’uso.

Un nuovo mobile: la credenza.

Benché non esistesse ancora un’ambiente predisposto come sala da pranzo e la mensa venisse servita in ambienti non specificatamente destinati a quest’uso, il mobile principe di pieno Rinascimento fu la credenza. Una tipologia tutta nuova, usata per conservare i cibi.

Il nome credenza, sembra derivi dall’usanza secondo la quale il “dispensiere” doveva “dare credenza al signore” dei cibi in essa contenuti. Cioè rassicurarlo, assaggiandoli, che i cibi non fossero guasti o peggio, avvelenati.

Alcune soluzioni sofisticate e originali furono il fiore all’occhiello dell’artigianato toscano come il cassetto posizionato lungo la cintura di credenze e tavoli.

Evoluzione del tavolo rinascimentale.

Un tavolo a ciabatta è raffigurato nell’affresco eseguito da Giotto (1267 – 1337) nella Chiesa Superiore di S.Francesco ad Assisi, intitolato “morte del cavaliere di Celano”, dove le forme del tavolo si intuiscono da sotto una tovaglia.

Il tavolo smontabile medievale divenne una struttura fissa evolvendosi, già prima del periodo rinascimentale nella tipologia detta a ciabatta per via della forma dei piedi.  Il piano, stretto e lungo, è realizzato in noce a forte spessore e sostenuto da grossi pilastri a sezione quadra che poggiano su piedi a ciabatta, mentre una traversa lo percorre nel senso della lunghezza a fare da poggiapiedi.

Sulla base di questa tipologia di tavolo si svilupparono un gran numero di modellli dal Trecento fino ai primi anni del Cinquecento quando, in Toscana e nell’Italia centrale, si diffuse la tipologia ad asso di coppe, così chiamata per la forma dei sostegni sagomati a vaso rovesciato.

 

Sedia detta Savonarola.

Sempre nello stesso periodo si diffuse l’uso di sedie pieghevoli al posto di panche e sgabelli. La più nota, chiamata Savonarola perché un esemplare fu trovato nella cella del celebre monaco ferrarese, era costituita da una serie di stecche di legno curvilinee che s’intrecciano.

Dotata di braccioli, era dotata di uno schienale asportabile decorato con lo stemma del casato d’appartenenza.

Letto a cassoni.

Uno dei letti più diffusi del periodo rinascimentale fu il letto a cassoni, in uso già nel Trecento. Poggiava su di una predella la cui funzione era di isolare il letto dal pavimento e dal freddo. Ai lati erano ricavati dei cassoni i cui pannelli, come del resto la testiera del letto, erano spesso intarsiati o decorati a pastiglia e quindi dipinti.

Mobili di lusso.

Durante il periodo rinascimentale, non solo nacquero nuove tipologie di mobili per diverse funzioni, ma perfino si arrivò a distinguere tra mobili di lusso e mobili ordinari.

Gli statuti delle corporazioni del tempo obbligavano i “legnaioli” a realizzare gli arredi con tagli di legno a spessore unico. Questi erano prodotti normalmente privi di cornici per celare le giunture e di decorazioni.

Per assolvere al gusto della committenza più esigente, modanature, placcature ecc… potevano essere applicate solo dopo il pagamento di una tassa di cinque soldi.

I mobili più pregiati erano contraddistinti da impianti decorativi simmetrici improntati sulle forme del quadrato, del rombo e del cerchio. I moduli stilistici del mondo classico, adottati nell’architettura, vennero riproposti nell’arredo ligneo: cornici centinate a riquadrare ante e lesene, cornicioni ornati a dentello o a ovulo, elementi stilizzati lesene e pilastrate con capitelli e plinti a racchiudere motivi a colonna scanalata.

Decorazione del mobile rinascimentale.

Con la richiesta sempre più crescente di mobili di lusso, non furono pochi i falegnami che da semplici artigiani divennero dei veri e propri artisti del legno. Addirittura era d’uso comune che famosi artisti dell’epoca decorassero alcuni oggetti rappresentativi, in particolare i cassoni nuziali.

La tecnica della pittura a tempera, diffusasi in Italia fin dal Duecento, fu impiegata per la decorazione della mobilia del primo periodo umanista: non solo i cassoni nuziali si vestirono di bellissime scenografie eseguite dai celebri pittori del tempo, ma anche credenze, stipi, armadi, letti.

La mobilia del primo periodo rinascimentale era caratterizzata da una decorazione pittorica bidimensionale, più tardi gli arredi si vestirono di abbellimenti tridimensionali grazie all’uso della decorazione ad intaglio scultoreo riproducente i modelli desunti dall’iconografica greco-romana: sostegni scolpiti a foglia d’acanto o a zampa di leone ed eleganti modanature scavate sui piani e sulle cornici.

 

Tecniche costruttive del mobile rinascimentale.

Per realizzare i mobili venivano impiegate diverse essenze: noce, quercia, rovere, castagno, olmo, pioppo, abete, larice, leccio e cipresso.

Il legno veniva trasformato in mobili dai lavoranti di bottega che li eseguivano su progetto e direzione del maestro. Le assi, dallo spessore di circa 3 cm, venivano spianate da segacci a due mani per poi essere ulteriormente lavorate da lame, sgorbie e pialle.

Tavole di legni meno pregiati, sgrossate con la sola sgorbia, erano impiegati per le parti non a vista, mentre, il legno più pregiato veniva impiegato solo per le parti a vista.

Le parti del mobile venivano assemblate per mezzo di fitti incastri a coda di rondine, fissati con chiodi a due punte che venivano poi ribattuti e celati da paraste o cornici centinate.

Le cornici venivano modanate a parte, scavando con appositi utensili il legno massiccio, e poi applicate con chiodi a forma piatta triangolare.

Le superfici esterne venivano levigate a pietra d’agata o pelle di pescecane, mentre le altre parti venivano lasciate grezze con i segni dei denti della sega. La finitura era realizzata con cera d’api o olio di lino.

Diffusione del mobile rinascimentale.

Il mobile rinascimentale, nato in Toscana e fiorito a Venezia, si diffuse nelle altre regioni d’Italia dove assunse connotazioni stilistiche locali. Nell’Italia settentrionale vennero usati i motivi del gotico fiorito, mentre a Napoli e in Sicilia furono prevalenti le influenze moresche.

Lo stile Rinascimentale si diffuse poco oltre i confini italiani, dove, fino al Cinquecento, rimasero in uso i modelli decorativi tipici dello stile gotico.


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