Contemporaneo e vintage allo stesso tempo, lo Stile Industriale rimanda alla New York degli anni ’50, quando i magazzini dismessi venivano recuperati per essere trasformati in abitazioni. L’Urban Style è un riadattamento dello Stile Industriale ad un abitare più contemporaneo e moderno.

Stile industriale – le origini.

Lo Stile Industriale nasce nell’America degli anni ’50 con la necessità di trasformare antichi edifici industriali in spazi abitativi. Inizialmente si trattava del recupero e del riuso di luoghi in disuso per ricavare in modo economico degli alloggi.

Un decennio più tardi gli ampi spazi di fabbriche e magazzini dismessi catturavano l’attenzione di numerosi artisti newyorkesi che ne fecero i luoghi della loro sperimentazione e produzione artistica.

Stile industriale - Andy Warhol e la sua Factory
Andy Warhol e la sua Factory https://www.pinterest.it/pin/163255555231269340/

É il caso della celebre Factory di Andy Warhol un luogo divenuto in breve il simbolo dell’arte newyorkese degli anni ’60 e ’70.

In quegli anni il “loft” è la tipologia di abitazione ambita dalla popolazione più giovane e creativa, molti alla prima esperienza abitativa indipendente. Erano spazi liberi dalle altezze generose, provvisti di soppalchi e grandi finestroni. Il loro aspetto “factory”, tipico delle vecchie officine o degli opifici dismessi, era mantenuto ed esaltato da arredi scelti ad hoc.

Stile industriale e Urban Style.

Da allora lo Stile Industriale si è affermato nelle aree metropolitane, dove per evitare un eccessivo sfruttamento del suolo, il recupero di spazi di “archeologia industriale” si è dimostrata una mossa vincente. Non a caso gli appartamenti in stile industriale sono tuttora in notevole aumento. Migliaia di vecchi depositi e magazzini sono convertiti in abitazioni, rivendicando all’interno di esse il fascino delle fabbriche di un tempo.

Il successo di questo modo di abitare è stato tale che l’arredamento in Stile Industriale si è esteso anche alle abitazioni nate come luoghi puramente residenziali. É il cosiddetto Urban Style, uno stile industriale adattato alla vita moderna e fuso con lo stile contemporaneo. Un look dell’abitazione che rispecchia il modo di vivere attuale, attraverso il “riciclo” di oggetti e ambientazioni passate, dove i “pavimenti in cemento” e i “muri in mattoni”, decontestualizzati, perdono la loro funzione originale trasformandosi in elementi puramente decorativi.

Arredare con lo Stile Industriale e Urban Style.

È vero che lo Stile Industriale si esprime al meglio negli ambienti open space, dove soggiorno, ingresso, sala da pranzo e cucina diventano un’unica ampia zona giorno, ma per realizzare un ambiente in Stile Industriale non occorre necessariamente possedere un loft o abitare ambienti di dimensioni esagerate. Con la declinazione più contemporanea e cittadina dell’Urban Style è possibile arredare anche le più comuni abitazioni in condominio.

Codificazione dello stile.

È il “vintage”, coniugato al fenomeno ecologico del riciclo, l’ambito stilistico dell’arredamento industriale, fatto anche, ma non solo, di elementi derivanti dal mondo del lavoro.

Tuttavia non si tratta di selezioni legate alla funzione di questi oggetti, semmai secondo considerazioni di carattere estetico che sono: la memoria che evocano gli oggetti, la loro semplicità formale, la robustezza e un “regolato disordine” nel disporli.

Mobili e arredi.

Per arredare con lo Stile Industriale, gli arredi sono da scegliere tra quelli dotati di linee sobrie ed essenziali, moderni, ma allo stesso tempo estrosi. Sono arredi funzionali e di robusta semplicità dove sono in evidenza gli elementi strutturali: a vista i bulloni e i segni delle saldature sul metallo. Visibili anche i segni del tempo, i graffi sulle superfici, la ruggine, la vernice usurata e tutti gli elementi che contribuiscono a dare all’arredamento il tipico fascino grunge.

I mobili tradizionali, come divani, poltrone, credenze e vetrine sono da preferire quelli che richiamano dal punto di vista formale la mobilia anglosassone di inizio ‘900, oppure quelli del design americano degli anni ’40 – ’50.

Mobili di recupero.

L’arredamento in Stile Industriale è fatto quindi di pezzi essenziali dalle linee pulite, mobili di recupero, e oggetti vintage. È possibile riciclare vecchi mobili, oggetti e utensili di uso più corrente, purché non si toglie loro la patina che li caratterizza.

Sono in target con lo stile alcuni arredi particolari di recupero come: un vecchio banco da fabbro, vecchi carrelli da officina, o un grande ceppo del macellaio. Interessante è riutilizzare in cucina vecchi attrezzi da salumiere come una ghiacciaia o un affettatrice. A proposito di cucina che ne dite di una cucina a blocco di tipo professionale color ghisa?

Scaffalature recuperate da qualche vecchio magazzino, o un cassettiera di archivio di un vecchio ufficio, verniciate di nero antracite possono fare bella figura in cucina o in soggiorno. Sempre in soggiorno, morbidi divani in pelle dalle forme retrò, possono ben figurare collocati attorno ad una stufa in ghisa, un altro elemento tipico dello stile industriale.

Non possono mancare poi accessori e piccoli mobili in legno recuperato, sedie e sgabelli in stile industriale o vintage.

Da non dimenticare che il vero Stile Industriale esige che orologi, elementi ferrosi di macchinari e altri curiosi suppellettili e oggetti di recupero vengano collocati nell’ambiente come se fossero provvisori. In cucina, ad esempio, possono ben figurare dei grandi orologi da stazione, o altri con ingranaggi a vista, così come delle targhe, o delle vecchie insegne commerciali, logore e consumate.

Photo by Toa Heftiba on Unsplash

Materiali e colori.

I materiali dei rivestimenti vanno lasciati al grezzo, con predilezione per i cementi, per gli intonaci dai colori chiari, per i mattoni a vista, meglio se di recupero.

I materiali ferrosi scuri sono quelli di maggiore appeal, non solo per travi e pilastri. Tuttavia per evitare di rendere gli ambienti troppo freddi, l’inserimento di particolari in legno usurato e rame, è molto valido.

Belli sono i pavimenti in resina o in cemento lucidato, capaci di donare una sensazione di continuità anche in ambienti non proprio estesi. Interessantissimo è anche l’impiego di piastrelle in graniglia, le cosiddette “cemetine” che facevano bella mostra di sé nelle residenze degli anni ’20 e di cui ho pubblicato un tutorial per il loro recupero e riutilizzo.

Le piastrelle bianche lucide anni ’50 sono ideali per il rivestimento delle pareti del bagno o per lo schienale della cucina.

Per quanto riguarda i colori, le tinte prevalenti sono quelli dei materiali, quindi toni neutri e ombrosi come l’immancabile grigio, il caffè, il nero, il marrone e il metallizzato, accostati ai legni naturali e consumati, o ravvivati da alcuni accenti brillanti dai toni verdi, arancio, gialli o rossi.

Photo by Aaron Huber on Unsplash

La luce.

Negli ambienti in Stile Industriale e Urban Style la luce deve essere abbondante in modo da poter bilanciare i colori scuri tipici dello stile.

Stile industriale

La luce naturale sarà filtrata da grandi vetrate e finestre con infissi semplici e minimali di colore scuro. Le tende, per modulare la luce naturale, saranno a rullo, a pannello oppure a veneziana.

Requisito fondamentale dell’illuminazione artificiale, a parte la funzione decorativa richiesta dallo stile, è la funzionalità. Gli apparecchi illuminanti saranno in metallo e molto vistosi, come quelli che una volta illuminavano l’interno degli opifici. Questi sono ideali per portare luce diretta nella stanza, mentre lampade da terra dal design pertinente e faretti, possono alternarsi in un efficiente progetto di illuminotecnica da realizzare con un efficiente impianto elettrico.

A proposito di impianti, un vero must dell’arredamento in Stile Industriale sono gli impianti a vista. Condotte e tubi non andrebbero nascosti, ma questo non sempre è possibile e per fortuna non è così indispensabile.

Conclusioni.

Per avere un esatta idea dello Stile Industriale bisogna aver presente come erano gli ambienti delle officine di 100 anni fa e comporre l’arredamento ispirato a questi luoghi secondo quello che è definito un “regolato disordine”. Attenzione però, questa non è operazione semplice, il rischio di realizzare ambienti monotoni e “poco calorosi”, o troppo confusionari e sovraccarichi è tutt’altro che impossibile.

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